Ibernazione e………immortalità

mercoledì, 26 dicembre 2012 - 00:03:25 condividi su facebook
di Pietro Ceccarelli

L’ibernazione umana, conosciuta anche come criopreservazione, è una pratica che consente di preservare nel tempo il corpo di una persona, dopo la morte legale, con un abbassamento veloce della temperatura fino a raggiungere quella dell’azoto liquido.
Lo scopo è quello di bloccare la decomposizione dei tessuti con la speranza che le nuove tecnologie permettano un “risveglio programmato”, magari per i pazienti oncologici dopo la scoperta della terapia antitumorale o meglio ancora dopo aver trovato la chiave dell’immortalità indipendentemente dalla causa di morte.
E’ un tema che ha affascinato ed affascina ancora non solo i cineasti, ma anche molti studiosi e ricercatori tanto che nel 1967 fu eseguita in California la prima ibernazione.
Senza entrare nel particolare delle varie tecniche che si sono succedute nel tempo l’atto finale consiste nel trasferimento del corpo in un contenitore Dewar, una specie di grosso thermos riempito di azoto liquido, per permettere una conservazione a lungo termine, alla temperatura di -196 °C.
Purtroppo non esistono dati scientifici che provino la validità di tale pratica, anzi dimostrano non solo che il successo non è garantito ma che è un intervento

molto complesso, costoso e con un rischio di fallimento assai elevato.
È sufficiente ricordare che anche gli embrioni umani conservati in azoto liquido trascorsi i 5 anni non sono più in grado di indurre una gravidanza, perciò vengono distrutti. Infatti il perdurare del congelamento provoca profondi cambiamenti a livello tessutale. Senza dimenticare che dietro l’angolo dell’ibernazione prolungata c’è sempre il rischio della putrefazione dei tessuti.
Prima di cercare “l’immortalità” ad ogni costo analizziamo, solo superficialmente e per un istante, il nostro cervello che è l'organo meno conosciuto del corpo umano.
Non si conoscono ancora i suoi meccanismi biochimici, le sue interconnessioni

contenitore Dewar

Michelangelo Buonarroti: Creazione di Adamo


e le sue potenzialità e tanto meno come e in quale “memoria” o “sito” vengono immagazzinate le nostre esperienze, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, i nostri ricordi.
E se con l’ibernazione il nostro cervello venisse resettato come un pc chi sarà in grado, poi, di installare i “giusti programmi” al posto giusto, senza creare dei corto-circuiti o dei crash cerebrali?
La pratica dell’ibernazione attualmente è praticata negli Stati Uniti e in Russia dove sono sorte diverse associazioni crioniciste che assistono l’individuo che desidera essere ibernato. È’ da sottolineare che per l’ibernazione, come avviene negli USA, l’individuo è considerato clinicamente morto subito dopo l’arresto cardiaco. In Italia, invece, il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, prevede

un periodo di osservazione del cadavere di 24 ore dopo l'arresto cardiaco. In questo lasso di tempo il corpo subisce danni irreversibili e quindi incompatibili con tale pratica.
L'ibernazione di un intero individuo e il suo successivo ritorno alla vita rimane una pura utopia per il momento.
Occorre, perciò, sfatare l’idea che che con lo scongelamento sia possibile tornare a vivere esattamente come prima del congelamento, magari solo in un'epoca diversa, o sicuri di essere curati da una malattia inguaribile che prima rappresentava una condanna a morte.
L’obiettivo più o meno dichiarato è quello di allungare la vita, per realizzare il sogno dell’immortalità.

Ma è poi giusto cercare l'immortalità ad ogni costo?

Sfidare la Natura e la sua “Sapienza” non può essere controproducente?


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